Giorgio Napolitano |
Questo l'interrogativo che Napolitano si pone rivolto alla classe politica italiana, invitandola ad abbassare i toni. Ed e' proprio "l'invito ad abbasare i toni" il leitmotiv dell'intervista di Napolitano, spiega il direttore dell'Unità, Conchita de Gregorio, sottollineando che il Capo dello Stato parla costantemente di "interesse del Paese". Napolitano, chiede che le campagne dei veleni cessino: quando l'oggetto dell'aggressione è un'alta carica dello Stato si mette a rischio la vita istituzionale del Paese.
Bisogna fare, sostiene dunque, uno sforzo di "responsabile ponderazione" tra le esigenze della politica e quelle degli istituti che sono l'architrave su cui poggia la democrazia Il presidente non sfugge ad una precisa domanda su Fini insiste e spiega che nessun contrasto politico dovrebbe mettere a repentaglio la vita delle istituzioni. "E' una campagna gravemente destabilizzante, e' ora che finisca" perche', conclude, l'Italia ha bisogno di risposte ai propri problemi e non di "rese dei conti".
Nell'intervista, concessa a Marcella Ciarnelli, Napolitano risponde anche sulle eventuali elezioni anticipate ricordando che le sue responsabilita' entrerebbero in gioco solo se la maggioranza risultasse dissolta in Parlamento e se, dunque, si aprisse una crisi. Sara' suo compito - se questo dovesse accadere - verificare il da farsi. Suo e non di altri, non prima di allora. "Sarebbe bene che esponenti politici di qualsiasi parte non dessero indicazioni in proposito senza averne titolo e in modo sbrigativo e strumentale". "Parole molto chiare", per il direttore dell'Unità, "che danno lo stop alla ridda di ipotesi, suggerimenti e in qualche caso minacce - la minaccia delle urne, si e' letto a proposito delle intenzioni di alcuni - che da giorni riempiono le pagine dei giornali e il dibattito politico. Un richiamo fermissimo alla ragione, al rispetto delle regole democratiche, dei confini entro il quale lo scontro politico puo' e deve svolgersi, nei toni e nelle forme, persino. Un richiamo al bene dell'Italia, soprattutto: l'interesse collettivo al di sopra degli interessi di parte.
LE REAZIONI. Indirettamente Renato Schifani replica: "nelle democrazie maggioritarie valga il principio che i governi siano scelti dagli elettori". Il presidente del Senato afferma che in caso di crisi la parola spetterebbe a Napolitano, ma fa notare che "il Paese chiede le riforme strutturali. Se la maggioranza ci riuscira', allora la legislatura sara' salva. Altrimenti occorrera' andare subito a una nuova".
Intanto dal Pdl, dopo aver sottolineato che il presidente e' stato intervistato da un giornale di partito e che da lui non e' giunta una simile difesa dagli attacchi quando sulla graticola c'era il premier, il coordinatore Sandro Bondi ribadisce: "In una situazione di perduranti difficolta' economiche, e' meglio il ricorso al voto piuttosto che la paralisi politica".
Anche dalla Lega, pur apprezzando le parole del Capo dello Stato, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni afferma: "Se pero' non dovessero esserci, per decisione arbitraria, unilaterale e non condivisa di taluni parlamentari, i numeri per assicurare un governo forte e autorevole, non vedo molte alternative praticabili rispetto al voto". E il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, rincara la dose: "Non sono per niente condivisibili le ipotesi di governi tecnici e di governi di transizione. Si tratterebbe, infatti, di manovre di palazzo, volte ad evitare che si ascolti quello che pensano gli elettori cioe' la volonta' effettiva del popolo. Qualora decollassero operazioni di questo tipo, sarebbe legittimo sviluppare le piu'' incisive manifestazioni politiche, in parlamento e nel Paese".
"Le parole del presidente Napolitano sono un richiamo forte e chiaro alla responsabilita' politica e ai principi costituzionali". Lo afferma il Segretario nazionale del Pd Pier Luigi Bersani. "E' inutile negare che la discussione che si e' aperta tocca ormai un punto di fondo. Si vuole dare legittimazione ad un pensiero para costituzionale, ben leggibile nei ripetuti interventi del presidente Schifani ed esplicitato nelle parole di Frattini che si appella ad una 'Costituzione materiale'. Si vuole interpretare la Costituzione come un involucro formale cui dare sostanza con un consenso interpretato come un plebiscito e, se occorre, come ha detto Cicchitto, anche con la piazza. Se la destra pensa con idee del genere di camminare sul velluto, si sbaglia di grosso. Finche' Berlusconi non avra' fatto la Costituzione di Arcore, volente o nolente rispettera' quella su cui ha giurato. Sappia che le minacce esplicite o velate non impressionano nessuno".
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