domenica 6 settembre 2009

Versi di ermenegildo passarelli

Prima pagina
Dr. Ermenegildo Passarelli (Susa TO)

Panni d'estate
[Tratta dal giornale "il Castello" n.4 anno V]

Un falco volteggia la cima di Panni
Mormora il bosco l'eco lontana
Il Cervaro serpeggia la piana foggiana
Il paese s'accende al sole festoso
Tra gli alberi verdi saltellan gli uccelli
Arde piano piano la stoppia nei campi
Le api s'attardano nei calici d'oro
La donna nell'orto tira il secchio dal pozzo
Il cane scodinzola alla bimba festoso
La campana rintocca alla sera lontana
Gli alberi insieme con noi fanno il coro
Dopo cena al Castello pieno di gente
Chi passeggia e passeggia
Chi si ferma ed ammira le luci
Fino ad un faro che ammicca
Sul mare del massiccio Gargano
Cala la nebbia fitta e gelata
Tutti si coprono come d'inverno
E corrono a casa pieni di vita

A Panni di notte

Vado silenzioso,
nella notte profonda,
per le strade deserte
del tuo paese, Panni.

Un fruscio di foglie secche
e di cartacce
che al vento corrono
di qua e di là,
s'alzano e si abbassano
come dei fantasmi.

Mi fermo dinanzi alla chiesetta
vedo le fiammelle
sull'altare di una Madonna.

Ha gli occhi fissi,
le guance rosse
e la bocca socchiusa.

Riprendo la salita del corso
mentre un pipistrello vola basso,
avido di insetti.

Un gatto miagola d'amore,
lontano il vento sibila
lungo la valle del Cervaro,
la luna s'affaccia dietro un nuvolone
che corre sulla vetta del monte.

Verso: libero
Quanti e quanti poeti della nostra sublime tradizione colta, italiana e straniera, sono stati ispirati dalla notte, basterebbe pensare al grande Goethe, all " Alta e chiara è la notte/ e senza vento/ e quieta sopra i tetti/...posa la luna" di Leopardi, alla notte magica di Vincenzo Monti, ai paesaggi notturni e sepolcrali di Foscolo e ai tanti " Notturni" dei miti della storia internazionale della musica, da Chopin a Debussy. Perchè? Perchè proprio la notte si costituisce spesso come anima della poesia, perchè si fa substrato di canto poetico e voce melanconica e filigrana di morte? Perchè, forse, di notte si sgranano i contorni oggettivi delle cose, si spersonalizzano le identità, si omologano le diversità , si confondono le specificità e si crede di poter cogliere il senso del Tutto che alla luce del giorno è impossibile perchè il giorno, con la sua luce, impone la selezione, l'attenzione ai particolari che sfilano davanti, la dispersione della coscienza? O perchè, forse, la notte spesso è Silenzio, è Assenza di suono, Mancanza di vita reale e dunque, automaticamente, porta al parallelismo con la Morte? Perchè, forse, nella notte, ci si trova soli con se stessi, faccia a faccia con la coscienza della propria finitezza, del proprio limite, anticipatorio, sicuramente, della consapevolezza della propria inconsistenza? Ecco, la voce poetica di Ermenegildo Passarelli sembra coagulare questa triade di ipotesi perchè nei suoi versi, esplicitamente dedicati a Panni, consapevolmente o no sta parlando di morte: è il silenzio che campeggia tra le strade, senza alcuna eco di suono che non sia quell'onomatopea, quel "Fruscìo" che rimanda...scc scccci a un sussurro, all'impercettibile e misteriosa levità di un suono poco udibile e in parte spaventoso " Vado silenzioso/ nella notte profonda( e di quale profondità si parla? cosa richiama allo spirito inconsciamente?)/ per le strade deserte/ del tuo paese Panni"; e sono " secche" le foglie, disperse in direzioni vaghe e sconosciute, ectoplasmi di una vita e di una linfa vitale che fu, che non c'è più, macabre pantomime , come allucinazioni visive, di oggetti che abbiano perso integrità, unità, senso e storia, insomma " ...s'alzano e s'abbassano/ come dei fantasmi/".E quel diminutivo, quelle " fiammelle", povere luci che non frangono la notte, quella Madonna, che non rimanda ad alcuna conciliazione ed armonia dello spirito, così statica, immobile, corpo di gesso senza vita, non segnale di speranza ma di immobilità disanimata, a quale codice interiore del poeta conducono? "...sull'altare di una ( non della!, di una!)Madonna./Ha gli occhi fissi,/ le guance rosse/ e la bocca socchiusa/" Una Madonna che si traduce come immagine di fissità e di morte persino nella visività della " bocca socchiusa". Persino il ritorno, metaforicamente da intendere come un brillìo di vita, è compagno senza scampo di un uccello notturno, notoriamente amante del buio, nella tradizione da sempre affiancato al Vampiro-al non vivente, " avido d'insetti", avido di morte. La stessa dimensione dell'amore, se vogliamo, è il miagolio d'un gatto, lamento scomposto e prolungato che spesso è contraltare al brivido interiore di chi lo ascolta, è segno notturno, derelizione e vaga paura. E... " il vento sibila lontano/lungo la valle del Cervaro/ la luna s'affaccia dietro un nuvolone/ che corre sulla vetta del monte./" Ecco, la luna si può solo affacciare, non splende e non sorge, sta dietro una grossa nuvola che corre sulla cima della montagna. Incombe sopra di noi l'ignoto, la tempesta, poca la luce... Ermenegildo Passarelli è un maestro della descrizione: la sua visività scientifica, l'affezione al particolare, reso selettivamente e con un'analisi che è come un bisturi che seziona ogni cosa, si fa poesia, e bella, umana, soprattutto quando si pensa che sta parlando di Panni senza quasi accorgersi dell'equazione Panni-morte, soprattutto se si pensa che la solitudine esistenziale è un dato caratteristico della sua anima, come quest'attività di ricerca di senso nelle cose e di non-senso, questo suo vivere la notte trasferendola sul paese come a negare che il dialogo con se stesso spesso si adombra dell'intuizione profonda della transitorietà. Lo nega. " ...del TUO paese Panni" . E afferma: Panni non è il mio paese. Come a voler scacciare lo spettro che sempre ci inchioda e a voler reiterare, con uno sguardo acuto, e fuori dal comune e inutile verbalismo di tanti sulla morte, ...che cosa? La certezza dell'esistere e della vita in lui. Contro ogni Prova provata...

LenucciaCapabbasc&LiciettaCapammont

Panni a Settembre

La lavandaia
risciacqua nella fonte
la sua poca roba
che stende poi al sole
su cespugli e muriccioli.
Intanto alcune mucche
brucano l'erba qua e là
guardate dal cane
che corre e abbaia
va e viene
senza sosta.
L'Agricoltore s'attarda
nella vigna
poi passa dal canneto
tira l'acqua dal pozzo
e si disseta.

Verso: libero
Ha tutta l’apparenza di un quadro agreste questa lirica di Ermenegildo Passarelli e lo sforzo dell’immaginazione di ciascuno non sarebbe né grande né artificioso se la si volesse vedere rappresentata su di una tela: che bel realismo pittorico emanano i versi, che disegno incisivo quello della donna che lava i panni alla fonte e poi li stende ad asciugare e profumare al sole, mentre nella verde campagna le mucche lente mangiano e il cane corre frenetico attorno a loro come a voler esprimere il suo compito di alfiere e di custode! Si riesce persino a scorgere sulla tela, un po’ distante dalla centralità della lavandaia oppure di lato, o sullo sfondo, il contadino che passa chino attraverso i filari d’uva e scosta quelle canne che fanno come da frontiera ad un pozzo quasi nascosto dove beve e si toglie l’arsura dopo il lavoro! Dunque una sorta di pittura, questa del poeta Passarelli, una pittura in cui, però, si staglia l’assenza di qualunque cromatismo, di qualunque colore, in cui l’aggettivazione – che di solito allarga il campo concettuale del sostantivo o lo metaforizza o lo specifica - , è scarna, quasi inesistente. E’ una pittura non visionaria, non simbolica, non malinconica; non esprime solitudine né malinconia né passione né disperazione né gioia. Non c’è in essa, in sintesi, alcun “contorno” poetico che si proponga come spunto per l’esercizio della fantasia , perché il pensiero colga un aspetto del quadro e magari galoppi altrove, con libere associazioni, con echi interiori che rimandino ad altre realtà. Nulla di tutto questo. Il poeta sembra soltanto voler descrivere, voler coincidere totalmente con un osservatore esterno che, senza alcuna forma di coinvolgimento, restituisca oggettivamente quanto vede. Dunque la poesia dovrebbe risultare come una pittura statica, fedele ma statica. E invece così non è. Così non è perché tutte le forme verbali con cui il poeta interviene nel suo verso sottintendono comunque un movimento, dalla lavandaia che “risciacqua e stende” alle mucche che “brucano”, al cane che “corre e abbaia/va e viene senza sosta”, all’agricoltore che “s’attarda…passa” nel canneto, “tira l’acqua… e si disseta”, dunque la staticità è da escludere decisamente. Allora perchè questa sorta di conflitto tra la staticità della rappresentazione agreste ed il movimento espresso in sordina da tutti gli elementi che la compongono? La risposta è insita nei versi stessi: il conflitto non è sulla “tela”, il conflitto è nell’animo del poeta, è un conflitto tra Ragione e Cultura – non fosse colto, avrebbe scelto “sciacqua” non “risciacqua”, “contadino”, non “agricoltore” – da una parte e Sentimento ed Emozioni dall’altra. Da un lato, lo sguardo del poeta, razionalista e critico, osserva minuziosamente la realtà, la segnala nei particolari, la identifica chiamando ogni cosa col proprio nome, come scientificamente(lavandaia…agricoltore…mucche….cane…fonte…vigna…), dall’altro il proprio moto interiore, che evidentemente di solito l’Autore tiene a bada,si libera nel verso, in modo silente è vero, ma si libera. Ed è il Poeta stesso che vorrebbe espandere ed esprimere le proprie emozioni e farle “andare e venire senza sosta”, è Lui a desiderare “l’acqua che disseti” quella sete di superamento di quanto non sempre riesce ad esprimere di sé, in questo scontro che chissà da quanto avviene dentro lui tra quel poco che di sé riesce ad esternare e quel tanto che giace sopito e non sempre sboccia all’esterno.E quel “settembre” è la consapevolezza di un’estate in lento declino, un declino che fa sorgere la sete di essere sul serio capaci di mostrare di sé tutte le facce del prisma. Una lirica bella, di una bellezza particolare: semplice e realista e lineare all’esterno, densa di interrogativi e di verità nel suo profondo.


Licietta Capammont

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